IL GIORNALISTA DEMMERDA

Aggiornato il: ago 23

(nella persona di @Salvo_Palazzolo de La Repubblica).

Hanno trovato il corpo di Gioele

il bambino di 4 anni scomparso nelle campagne di Caronia (Messina) il 3 agosto insieme a sua mamma Viviana. Lei l'hanno trovata morta qualche giorno fa, il bambino oggi.

E fin qui la notizia è una normale notizia di cronaca che poteva fermarsi qui.

Siamo tutti tristi in quei 5/10 minuti in cui ci soffermiamo a pensare alla faccenda, poi per fortuna la vita va avanti, e noi con lei.

Ma il giornalista demmerda

è anche sociologo, soprattutto esperto di comunicazione.

Lui fiuta il dolore e sa che per la gente normale le notizie per quanto dure, tristi, sconvolgenti, inspiegabili e misteriose tendono ad essere scordate e allora che fa? CHE FARÀ MAI 'sto cretino??? Scrive il pezzo di cronaca e lo carica di elementi cruenti, violenti, assurdi, al limite di una puntata di The Walking Dead, e incurante dei parenti che volenti o nolenti prima o poi leggeranno quegli dettagli ci fa sapere che il corpo decapitato è stato trovato lontano dai resti della madre, con evidenti segni di morsi e lacerazioni dovuti all'attacco di animali selvatici.

La testa invece è stata ritrovata successivamente ma non vicino al corpicino.

Poi il GIORNALISTA DEMMERDA in un tentativo flebile si adopera per rendere tutta la scena, che ormai ci è entrata in testa e ci si riproporrà ogni volta che ne sentiremo parlare, più accettabile butta là una ipotesi:

"non si sa se il bambino sia stato trascinato via dalle bestie vivo o morto!"

Ah ecco, meno male dai, se era già morto allora va tutto bene, pfewww, per un attimo ci eravamo immaginati più o meno 'sta scena:

Il bambino

disperato perché la mamma non si sveglia continua a starle vicino, magari a chiamarla insistentemente. La scuote nel tentativo di svegliarla, fino a quando attirati dal rumore o dall'odore, non vede arrivare quegli animali selvatici affamati; magari cani randagi o cinghiali.

Lui si spaventa, urla e piange. Tenta di scappare inutilmente. Ha le gambine corte e le bestie lo raggiungono immediatamente. Arriva un primo morso sul suo piccolo corpicino indifeso, magari proprio a una gamba, che lo fa cadere. Tenta di alzare le mani per difendersi dagli attacchi feroci quando arriva un secondo morso e un terzo a lacerargli un braccio. Poi un quarto e un quinto alla schiena e al collo. Pianti e urla disperati a chiamare aiuto, magari provando a chiamare "mamma" un'ultima volta. Poi il buio.


Ecco cosa mi si è stampato indelebilmente nella testa leggendo l'articolo de La Repubblica, ma per fortuna, come ci suggerisce il cronista, il bambino poteva già essere morto quando è stato trascinato via dalle bestie quindi, dai, alla fine non ha neanche sofferto!

IL GIORNALISTA DEMMERDA!

Scritto da Andrea Zoli

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