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Chi è pronto alla prossima guerra mondiale fra Negri contro Bianchi?


Grazie alla recente follia del Movimento Black Lives Matter nato dopo l'uccisione dell'afroamericano George Floyd a Minneapolis da parte di un poliziotto bianco durante un arresto, si fa sempre più strada l'idea che alcuni bianchi nella storia abbiano colonizzato negli anni il mondo a discapito del popolo africano sottomettendolo.

Al grido del motto I can’t breathenon posso respirare, ci sono state nel mondo migliaia di manifestazioni, sostanzialmente contro Trump e i metodi duri e repressivi di una parte della polizia americana, che contestualmente hanno fatto partite anche le vandalizzazioni e gli abbattimenti delle statue di personaggi storici come quelle di Wiston Churcill, Cristoforo Colombo, Re Leopoldo II, ma anche Edward Colston, sia nel Regno Unito che in America. Pure noi abbiamo avuto il nostro momento I can't breathe, solo che noi, in una sorta di "vorrei ma non posso", e in mancanza di colonizzatori bianchi e delle loro relative statue da iconoclastizzare, ce la siamo presa per adesso con le immagini e le statue di Indro Montanelli :) .

Tornando ai sostenitori di Black Lives Matter d'oltre Manica e Oceano, per rafforezare la loro tesi imperialista hanno compilato anche un elenco di 60 statue che vogliono abbattere perché "celebrano schiavitù e razzismo".

La mappa interattiva, che trovate qui Topple the racists, è stata realizzata dalla Stop Trump Coalition ed elenca placche e monumenti in oltre 30 città del Regno Unito. Nella lista anche la statua di Robert Milligan, il fondatore del mercato degli schiavi, West India Docks, al Museum of London, quella a Edimburgo dell'ex segretario Henry Dundas, che ritardò l'abolizione della schiavitù e quella di Sir Francis Drake sul Plymouth Hoe. Ma questo è ancora niente. Se ancora non siete spaventati da questa follia, amplificata soprattutto dai social network, se state facendo spallucce perché in fondo Montanelli era per sua stessa ammissione in una intervista del 1960 uno che si era sposato una bambina eritrea di 12 anni nel 1932, e quindi adesso è diventato una sorta di pedofilo e la sua immagine di giornalista e professionista deve essere corretta, se pensate che tutto sommato questi manifestanti abbiano le loro ragioni allora dovete essere pronti a ragionare sul resto. Dovete andare avanti con la testa, o meglio indietro, e arrivare fino a Gesù e ai simboli sacri.

“Abbattiamo le statue di Gesù, simbolo degli europei bianchi”



Lui è Shaun King e sul suo profilo Social scrive: "Sì, penso che le statue del Bianco Europeo che chiamano Gesù debbano essere abbattute. Sono una sorta di suprematismo Bianco.

poi continua: "Tutti i dipinti e vetrate del Gesù bianco e della sua madre europea e dei loro amici bianchi devono essere distrutte. Sono una sorta di forma di supremazia. Hanno creato oppressione e propaganda Razzista. Devono essere abbattute tutte."


I Buddha di Bamiyan


Ecco, e se non vedete il pericolo per le immagini sacre in sé, perché non siete credenti e ve ne sbattete la ciolla, dovete pensare a cosa fecero ai Budda millenari di Bamyan nel 2001, quando i Talebani li minarono e li fecero esplodere perché rappresentavano una pericolosa minaccia religiosa. Cancellarono in 3 secondi e per sempre delle opere d'arte uniche fra le più ammirate nel mondo.

Pensate a quanto poco ci vorrebbe per lanciare un secchio di vernice contro un quadro del Rinascimento o un affresco medioevale, ma anche a lanciare un sasso contro una vetrata di una chiesa? Pensate al danno artistico che un gesto simile, fondato sul nulla e rappresentante di una paturina passeggera, potrebbe creare? Pensate a opere come Il Cristo Velato o la Pietà (già oggetti di atti vandalici)!


E questo è tutto?

Eh no cari amici, il fondo è vicino ma non è ancora stato raggiunto.


Da Forrest Gump a Indiana Jones. Ecco la censura americana ai film "politicamente scorretti"


Dicevamo del fondo del barile? Ecco. Dopo la clamorosa censura di "Via Col Vento" che è e rimarrà un capolavoro assoluto, vittima del tempo e soprattutto dell'ignoranza di gregge, ecco che la rivista americana "Variety" stila un elenco dei film che dovranno riportare all'inizio della proiezione la dicitura: "questo film tratta argomenti, contro la razza, la disabilità, il genere."

La lista parte da Forrest Gump (1994),

"pur essendo condiscendente con i disabili, i veterani del Vietnam e i malati di Aids, il protagonista prende il nome dal nonno Nathan Bedford Forrest, primo sostenitore del KKK", spiega è Tim Gray, vice-presidente senior del fin qui autorevole gazzettino di Hollywood, e come non bastasse, sarebbe "ostile agli attivisti della controcultura".

Segue C'era una volta a Hollywood (2019) che vede Leonardo DiCaprio e Brad Pitt come "due ragazzi bianchi di mezza età, impegnati a resuscitare la vecchia Hollywood": male, perché nel 1969, quand'è ambientato il film, esistevano hippies e femministe, qui maltrattati al pari dei messicani, ritratti come camerieri o "car valets". Neppure il capolavoro western di John Ford, Sentieri selvaggi (1956) viene risparmiato. Il veterano della Guerra Civile John Wayne quale "razzista non apologetico", cerca la nipote rapita dai Comanchi, mentre "i nativi americani vengono presentati come selvaggi". E Il silenzio degli innocenti (1991), con la negazione dei trans, perché Buffalo Bill (Ted Levine), si trucca da donna, ma da nessuna parte si afferma la sua diversità? Bocciato! Ma anche Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo (1971), in quanto il protagonista (Eastwood) è determinato a far osservare la legge, ma a modo suo, avallando la brutalità della polizia.

E se adorate Colazione da Tiffany, sappiate che è indegno lo

stereotipo del giapponese, interpretato da Mickey Rooney. Mentre West Side Story, celebre musical del quale Spielberg ha girato l'atteso remake, metterebbe in cattiva luce i portoricani, "ritratti come membri d'una banda". Variety bandisce anche Holiday Inn (1942), perché Bing Crosby vi canta con la faccia dipinta di nero, celebrando il compleanno di Abe Lincoln.

La trista rassegna non risparmia nemmeno Indiana Jones e il tempio maledetto (1984): "Spielberg e Lucas sono, in genere, registi compassionevoli, ma qui l'India e i sacerdoti hindu sono stereotipati", chiosa Tim.

In nome della giustizia sociale, ogni giorno si distrugge un pezzo di cultura: non è che l'inizio, ma intanto sui social divampa la polemica e, di idiozia in idiozia, ogni volta che qualcuno pronuncia "I can't breathe" un pezzo d'arte è a rischio.



Scritto da Andrea Zoli




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